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Robinù, i camorristi di Santoro

Robinù è il nuovo film di Michele Santoro, giornalista che abbiamo imparato a conoscere in RAI principalmente per la sua trasmissione Annozero, che prova a portare alla luce un tema difficile e complesso, coperto come sempre dall’omertà e dalla protezione che avvolge le mafie in generale. Si tratta delle cosche di adolescenti del Sistema, la Camorra, così come ci ha insegnato a chiamarlo Saviano; bande di ragazzi di 15, 16 anni, che non sono semplicemente manovalanza criminale, ma veri e propri clan autonomi, organizzati e determinati a prendersi il potere.

Film Robinù Santoro Kalash - Alessandro D'Andrea

Le piazze di spaccio sono la ricchezza, i kalashnikov l’arma con cui difenderla e difendersi dagli usurpatori, e a tutto ciò c’è una spiegazione limpida, lineare. Quello che c’è va preso subito. Non esiste la concezione del futuro, è stata eliminata anche solo la possibilità di pensare ad un destino imprenditoriale. Il presente è fondamentale, l’Hic et nunc, la personificazione della frase gomorriana: “Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost.”

Perché è necessario vedere il film Robinù ?

Il documentario entra a pieno titolo in un “gruppetto di eletti”, giusto per capirci, che prova a spingere l’acceleratore sui neuroni, e stimolare i ragionamenti dello spettatore fornendo fatti che dobbiamo conoscere, pena il prosperare della Camorra e delle mafie in generale causato dall’ignoranza dell’italiano medio per cui “la mafia al nord non c’è” et simila. Gruppo di cui fanno parte, con le opportune differenze s’intende, anche Fuocoammare, documentario di Gianfranco Rosi candidato all’Oscar 2017; e Terraferma, sempre incentrato sul problema dell’immigrazione.

Il carcere

Le tematiche affrontate sono molte, e tutte egualmente importanti. Oltre la realtà raggelante dei piccoli killer di mafia, infatti, Robinù prova ad addentrarsi nei gangli del sistema carcerario italiano, esprimendo una critica ben mirata: il carcere non è, ad oggi, un luogo rieducativo. Il carcere serve naturalmente per detenere i criminali, e su questo non ci piove, ma peculiartià del periodo di carcerazione dev’essere anche la possibilità di ritornare sulla retta via e ottenere i mezzi per rientrare nel tessuto sociale lecito della città, una volta finita di scontare la pena. Se “fuori” la possibilità di lavorare è negata, una volta usciti dal carcere che si fa? Si delinque, e per lo stesso motivo che ha portato a delinquere la prima volta: perché manca il lavoro. Perchè manca il futuro.

Il tema della detenzione è stato anche trattato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che durante la prioezione in anteprima del film, mercoledì 30 novembre al carcere di Poggioreale di Napoli, ha detto:

“Ai giovani protagonisti del film faccio i miei complimenti e gli auguri per un film di alto valore sociale – dice il capo dello Stato. – Questa proiezione di Robinù avviene non in una sala cinematografica, ma all’interno di un carcere, cioè di un luogo di privazione della libertà e perciò di disagio, di sofferenza. L’istituzione carceraria rappresenta per lo Stato una necessità non derogabile ma, alcune volte, è anche una sconfitta. Diventa una sconfitta quando a varcare le porte del carcere è un giovane proveniente da un contesto sociale difficile, segnato da una forte presenza di criminalità. È una sconfitta perché segnala la mancanza del sistema educativo e della vicinanza dello Stato”

Emanuele Robinù - Alessandro D'Andrea

La scuola e la città

Parimenti al carcere, l’attenzione dell’analisi si concentra anche sulla scuola e l’educazione, vittima troppo spesso di insegnanti stanchi di agire e recuperare i ragazzi lì dove è più difficile, se non impossibile. Michele Santoro, in un intervista al Corriere, ha dichiarato:

Molti insegnanti, di fronte a un ragazzino di undici anni che si comporta già come un piccolo boss, pensano sia meglio non averlo in classe.

I genitori, certo non conniventi, ma che non si oppongono alla Paranza dei bambini, non sono meno colpevoli dei criminali stessi. Come si può abbandonare il proprio figlio ad un destino criminale, senza nemmeno provare ad illustrargli un futuro diverso?

Proviamo a vedere la cosa da una prospettiva differente, ovvero come ci suggerisce Robinù, ma senza giustificare questi comportamenti: Una ragazza madre, che ha cresciuto il proprio figlio spacciando, perché quella era l’unica soluzione possibile, cosa dovrebbe fare?

La forza della pellicola sta anche in questo: racontare senza giudicare, e senza giustificare; così come ci si limita a raccontare una città, senza pretendere di fare di tutta l’erba un fascio. La Napoli di Robinù è una delle facce della città, ma sono deboli le accuse di chi sostiene che questa sia cattiva pubblicità per la città partenopea. E’ovvio che esistano tanti napoletani e campani per bene, ma è altrettanto noto che esista la camorra, e non tentare di capirne l’evoluzione sarebbe profondamente sbagliato.

Robinù Gomorra: Due facce della stessa medaglia?

E’ possibile fare un paragone tra questo film e la serie Gomorra? Come spiegato dal regista, la tematica è simile, ma è bene non confondere finzione e realtà. Robinù è un documentario, e come tale racconta la verità, mentre Gomorra deve necessariamente stare ai diktat dello spettacolo e delle serie TV. Altra critica piovuta su entrambe le opere è che invitino all’emulazione dell’atteggiamento camorrista, e che il film di Santoro sia il documentario di cosa la serie invita a fare, dello stile di vita che invita a condurre. Ora, siamo seri, chi può pensare una cosa del genere? Mi sembra di sentire le critiche rivolte a Martin Scorsese per i suoi film Quei bravi ragazziThe wolf of Wall Street. Cerchiamo di restare con i piedi per terra.

Ragazzi Robinù - Alessandro D'Andrea

Robinù è un vero evento speciale

Il documentario Robinù è un evento cinematografico bello e buono, con tanto di date esclusive. Infatti dopo la serata di ieri, sarà ancora possibile vedere Robinù solamente stasera mercoledì 7 dicembre, non potendo però più assistere alla presentazione in diretta di Michele Santoro, svoltasi ieri sera, che ha regaato anche alcuni fuori onda interessanti. Chi era in sala capirà.

Vedere Robinù al cinema è un’occasione unica e limitata per assistere ad una proiezione differente, valida, e finalmente impegnata. Da non perdere.

Ascolta il podcast:

alessandrodandrea

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