Alla ricerca di Dory

Alla ricerca di Dory è uno dei sequel più attesi e piacevolmente recepiti alla data dell’annuncio, o almeno questo ricorda la memoria dell’oratore, almeno quanto, che so, Jurassic World o uno dei capitoli di Man in Black. Uscito nelle sale italiane il 15 settembre, Alla ricerca di Dory ci riporta negli abissi sottomarini alla distanza di 13 anni dal suo predecessore, l’amatissimo Alla ricerca di Nemo, con tutta l’intenzione di bissarne il successo.

Alla ricerca di Dory

La trama sarà veloce, lo anticipo, perché oltre alla recensione, oggi voglio provare a raccontare un po’di chicche e di retroscena; qualche “dietro le quinte”, decisamente più gustosi. Dory è tollerata con affetto, ma con una certa fatica da Nemo e gli altri pesci: i suoi problemi di memoria a breve termine le rendono difficile la vita sociale, e certo questo non aiuta nemmeno Dory. All’improvviso, però, la sua memoria le ricorda qualcosa di importantissimo: un flash della sua infanzia riaffora nei suoi ricordi; e Dory ricorda una cosa importantissima:

“Ehi ma…io ho una famiglia!!!”

Eh si, anche Dory ha una famiglia, e probabilmente la starà cercando, o almeno si suppone, dato che Dory altro non ricorda. Spinta però dal desiderio di ricongiungersi coi suoi genitori, Dory si riavventura nel vasto oceano. Saranno Nemo e Marlin questa volta a doverla salvare… anche da se stessa!

Alla ricerca di Dory 2

Come dicevo, trama breve, anche per non togliere a chi andrà a vedere il film il piacere della scoperta. Sicuramente Alla ricerca di Dory è un film cercato e benvoluto, principalmente dal regista Andrew Stanton, che in un’intervista ha dichiarato di essersi reso conto di non aver spiegato abbastanza di Dory, della sua vita, e del perché non ricorda nulla di nulla. Il bello è che tutti questi dubbi gli sono venuti a diversi anni di distanza dalla creazione de Alla ricerca di Nemo. Precisamente dieci anni dopo, riguardando il suo “colpo da maestro”.

Grandi ricerche sono state effettuate anche per aumentare il realismo dell’acqua sulla scena, piazzando diverse telecamere a filo d’acqua e in profondità, per studiare la luce in acqua in diverse ore del giorno, e ricrearla sullo schermo. La luce ha svolto un ruolo fondamentale nella ricerca e nel disegno dei creativi. Permette infatti di precisare dove ci troviamo, a che ora del giorno, e se siamo all’aperto o al chiuso. La ricerca non è naturalmente stata fatta solo sull’acqua e sulle luci, ma anche sui pesci, con il team di ricerca che ha visitato frequentissimamente gli acquari di Vancouver, in Canada. Altro curioso elemento riguarda un gruppetto di paguri, che nel film non hanno la loro canonica conchiglia, ma si riparano in diversi rifiuti spersi in mare, e in particolare in alcune paperelle di gomma. Il riferimento sembra essere ad un incidente avvenuto nel 1992, quando un TIR precipitato in mare, ne disperse nelle acque dell’oceano circa ventotto mila!

Per chiudere, rispondiamo a tutti coloro che si sono chiesti:

“Ma Dory, alla fine, che pesce è?”

Pesce chirurgo - Alla ricerca di Dory

Dory è un pesce chirurgo, piccolo pesce comunissimo nell’Oceano Indiano, ma presente anche nell’Oceano Atlantico, di cui qualche esemplare è stato pescato anche qui nel Mar Mediterraneo.

Insomma, un film dall’ampio respiro e che tratta davvero di moltissimi temi differenti. Certamente da vedere perché verrà apprezzato e amato, anche se la tecnica, comunque affinata negli anni, non potrà più regalare lo stupore del primo capitolo. Vedetelo e ditemi cosa ne pensate qui sotto nei commenti!

Alessandro D’Andrea

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