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Leggio d’oro: il premio del doppiaggio

Esistono due categorie di professionisti del cinema che, da che mondo è mondo, non vengono considerate un granché, e davvero ingiustamente. Una è quella degli stuntman, che per professione lavorano con il rischio, e spesso senza di loro le pellicole risulterebbero decisamente più piatte e mosce, specie quelle d’azione, che probabilmente nemmeno esisterebbero. La seconda professione è invece quella del doppiatore. La loro professionalità e preparazione spesso sparisce dietro al divo Hollywoodiano di turno, ma pensateci:

Va da sé dunque che non potevo non approfondire l’argomento, e cercare qualche premio destinato a questa categoria di professionisti, e con piacere mi sono imbattuto nel “Leggio d’oro“, il premio del doppiaggio.

Il leggio d’oro – La storia del premio del doppiaggio italiano

Il Leggio d’oro, storico premio del doppiaggio italiano, nasce nel 1995 quindi, per quanto sia uno dei più longevi, non ha molti anni sulle spalle. La data di nascita è però simbolica, ed una ricorrenza importante per il cinema, nato nel 1895, che quindi nell’anno ’95 del ‘900 compiva 100 anni. Il premio è organizzato dal Dipartimento Arte e Spettacolo dell’ENDAS, l’Ente nazionale democratico di azione sociale, ed è nato grazie ad un’idea di Vittorio Vatteroni, attore teatrale, che ha presentato anche la prima edizione.

Il cinema è nato nel 1985 ad opera dei fretelli Lumiere. 100 anni dopo è nato il premio del doppiaggio italiano

Il cinema è nato nel 1985 ad opera dei fretelli Lumiere. 100 anni dopo è nato il premio del doppiaggio italiano

Già dalla prima edizione si è provato a fare le cose in grande e per bene, premiando Alberto Sordi per aver prestato la propria voce a Oliver Hardy, l’Ollio della coppia Stallio&Ollio. Lo stesso Sordi ha sottolineato l’importanza del premio, affermando, al momento della consegna, che il premio dovesse:

Dare risalto e visibilità a chi con grande passione e infinita dedizione sceglie di seguire una strada destinata a rimanere nell’ombra.

Altre belle parole sono poi arrivate da Ferruccio Amendola, padre di Claudio, che ha definito il Leggio d’oro come “L’Oscar del doppiaggio“.

Dalla prima edizione del 1995, dobbiamo però andare al 2004 per trovare la seconda edizione, in cui sono stati premiati, tra gli altri, Pino Insegno, Monica Ward e Oreste Lionello, per l’Italia voce storica ed inconfondibile di Woody Allen. Si salta un altro anno e si va al 2006, e da qui poi il premio sarà tenuto tutti gli anni. Quell’anno uno dei grandi ad essere premiato è stato Claudio Bisio, per la propria voce nei cartoon. Nel 2007 viene invece premiato Tonino Accolla, che io personalmente associo a Homer Simpson, voce con cui sono cresciuto, e che, con tutto il rispetto per Massimo Lopez, rimane per me insostituibile. Nel 2009 vengono premiati poi Luca Ward e Fabrizio Frizzi, e nel 2010 Massimo Lopez. Nel 2012 viene premiato invece Enzo Iacchetti, ed anche Marco Mengoni, per il suo doppiaggio nel cartone animato Lorax – Il guardiano della foresta.

Avete mai visto com'è fatta una sala di doppiaggio?

Avete mai visto com’è fatta una sala di doppiaggio?

Nel 2014 viene poi premiato Edoardo Nevola. A qualcuno potrebbe non dire molto, ma aspettate di sentire questo. Il signor Nevola ha dato la voce a Will Smith in Made in America e soprattutto ne Il principe di Bel-Air, oltre che in tantissime altre pellicole, e ad altri protagonisti. L’ultima edizione si è tenuta nel luglio di quest’anno all’Arena dello Stretto di Reggio Calabria, ed ha visto una grande partecipazione di pubblico, rendendo sicuramente fiero l’ideatore e tutto lo staff. Ultima curiosità: Come mai la celebrazione si sposta ogni anno? Perché il premio e i premiati acquistino tutta la popolarità che meritano in ogni angolo del territorio nazionale. Insomma, la prossima volta che vedete un film o una serie tv internazionale, pensate a chi vi da la possibilità di vederla in italiano, allo studio, alla preparazione e all’inevitabile ombra che avvolge la figura del doppiatore.

alessandrodandrea

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