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Olimpiadi Rio 2016 – Cinema olimpico

Le olimpiadi sono iniziate da qualche giorno, e mentre le finali ci fanno assistere a campioni all’opera, provenienti da ogni parte del mondo e in gara per tantissime discipline differenti, viene d’istinto pensare a quei film che delle Olimpiadi raccontano qualcosa. Intramontabile Momenti di gloria, di cui tutti conosciamo almeno la colonna sonora dei Vangelis, ma oggi questa pellicola rimane in panchina, per lasciare spazio a Race – Il colore della vittoria, film diretto da Stephen Hopkins e datato 2016; e Cool runnings – Quattro sottozero, del 1993 e diretto da John Turteltaub.

Jesse alle qualificazioni per le Olimpiadi

Race – Il colore della vittoria narra la storia di Jesse Owens, centometrista entrato nella leggenda a Berlino 1936. Le Olimpiadi erano una grande occasione per la Germania.

“Quale migliore occasione per dimostrare la superiorità della razza ariana?”

A rovinare i piani di Hitler arriva un ragazzo americano, Jesse Owens, che combatte da anni per i suoi obiettivi. Entrare all’università dell’Ohio è stata un’impresa, e trovare un allenatore disposto ad allenarlo altrettanto. Allenarlo? Per cosa? Beh, si, negli anni 30 ancora la segregazione razziale era forte, ma Jesse è stato uno dei primi atleti a poter fare la voce grossa nell’atletica. Ok, era nero, ma quale allenatore con un minimo di sale in zucca non avrebbe colto l’occasione di allenare, e magari guadagnare, grazie ad un grande atleta come Owens? Jesse, interpretato nel film da Stephan James, già sullo schermo con Selma – La strada per la libertà; trova in Larry Snyder, interpretato da Jason Sudeikis, la figura giusta per guidare il suo allenamento: un coach ostico e ossessivo che lo sprona a spremere tutta la forza che ha in sé. Arrivare a Berlino vuol dire dare una svolta alla propria vita e Jesse stesso lo sa, ma il mondo là fuori è difficile. Già è complesso farsi accettare in casa per il colore della propria pelle, figuriamoci poi in un paese che si contraddistingue per l’emanazione delle leggi razziali, per aver escluso dalla propria selezione olimpica tutti gli atleti “non ariani” e, ciliegina sulla torta, se il paese per il quale si corre pensa di boicottare le Olimpiadi di Berlino. Sulla linea di partenza però i dubbi spariscono, e il colpo dello starter sembra essere la “grande livella”, anche se molto meno funesta. Vince Owens. Vince i 100 metri, i 200 metri, la staffetta 4×100 e la gara di salto in lungo. Al Fuhrer non resta che accettare, il suo atleta Luz Long ha perso, e ad Owens sarà assegnata la medaglia d’oro.

Hitler Berlin Games 1936

A proposito di medaglia d’oro, una delle medaglie è stata battuta all’asta nel dicembre 2013 per 1,4 milioni di dollari; e c’è poi molta nebbia sul comportamento tenuto da Hitler nei confronti di Owens. Il Fuhrer, infatti, si è alzato ed ha salutato l’atleta dagli spalti mentre questi passava sotto la tribuna d’onore, e questo è stato affermato dallo stesso Owens, mentre giornali e storia hanno raccontato un’altra versione. Di certo Hitler non ha gradito vedere un uomo di razza inferiore battere i propri atleti, ma a differenza di quanto sempre affermato, non ha lasciato lo stadio appena il centometrista ha tagliato il traguardo. Tornando al film, raccontare questa storia e farla piacere al pubblico non era un lavoro difficile. In fin dei conti, si parla di un atleta che ha preso una rivincita nei confronti del razzismo e della discriminazione, quindi la materia trattata sarebbe stata ampiamente apprezzata dal pubblico. Ciò nonostante, pare che la regia di Hopkins sia un po’troppo didascalica e che non si prenda rischi. La storia segue scorrevole, certo, ed il film appassiona, anche se sarebbe stato meglio poter assistere a qualche trovata originale in più. In ogni caso un bellissimo film, da vedere con tutte le raccomandazioni del caso.

Cool runnings

Con Cool Runnings ci spostiamo invece alle olimpiadi invernali, in particolare quelle di Calgary del 1988. Le olimpiadi invernali sono da sempre più fruttuose per i paesi che, sembra una banalità, si trovano a convivere con diversi mesi di freddo e neve all’anno, ma ogni tanto accade qualcosa di strano. Un’isola nel mezzo dell’Atlantico decide di presentare una squadra. La Giamaica, paese in piena fascia tropicale, dove le minime non scendono mai sotto i 20 gradi, presenta la propria squadra di Bob a 4. Le vicende però cominciano, anche in questo caso, con la preparazione per i 100 metri e con Derice Bannock, atleta giamaicano che si allena duramente per prepararsi alla gara di qualificazione dei 100 metri piani, dalla quale usciranno i quattro atleti che rappresenteranno l’isola alle Olimpiadi di Seoul del 1988. Durante la gara, però, un atleta di nome Junior Bevil inciampa, e fa cadere oltre a Derice anche un terzo corridore, Yul Brenner. Qualificazione persa. Sfumata. Ancora pieno d’ira per l’esito della gara, vede una vecchia foto del padre, anch’egli centometrista, con Irving Blitzer, bobbista americano finito a fare l’alllibratore in Giamaica. Da questa foto il lampo di genio. Derice vuole andare a tutti i costi alle Olimpiadi, e per farlo va bene anche una disciplina insolita: quella del bob. Derice cerca Irving che, dopo lo stupore e la titubanza iniziale, decide di dare una chance a questa insolita formazione da neve. Il secondo componente è Sanka Coffee, corridore di go-kart a spinta, e a chiudere la squadra proprio Yul Brenner e Junior Bevil, che era costato a Derice la qualificazione alle Olimpiadi.

I veri cool runners All’inizio c’è scetticismo. Che andiamo a fare noi, atleti di un paese tropicale, sulla neve? Ma lo spirito è forte, e l’insolito obiettivo viene preso sempre più con serietà, tanto da portare i ragazzi a qualificarsi per le Olimpiadi. Questo successo inaspettato accende la febbre giamaicana in Canada e nel mondo, e proprio quando tutto il mondo fa il tifo per loro, per un guasto meccanico i ragazzi hanno un brutto incidente, che li costringe a fermarsi a pochi metri dal traguardo. Però essi non si perdono d’animo, e dopo aver preso in spalla il loro bob, arrivano al traguardo sotto gli applausi scroscianti del pubblico, commosso da tanta generosità. Come per Race, questo film può contare su un empatia naturale con il pubblico. La storia raccontata è una storia di coraggio, di rivincita e con una grande morale, quindi ricavarne un bel film è un compito facile. Anche in questo caso la fantasia e le trovate non si sprecano, ma la storia eccezionale compensa adeguatamente. Film da vedere anche in una serata tra amici, o se si ha voglia di una commedia simpatica da seguire.

Alessandro D’Andrea

Ascolta il podcast:

alessandrodandrea

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