La marcia dei pinguini: Il richiamo – La recensione del film

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La marcia dei pinguini – Il richiamo torna in Antartide, e torna in mezzo ad un gruppo di volatili che non volano. A 12 anni di distanza dal primo film, il regista Luc Jacquet torna a parlare del branco di pinguini che gli è valso l’Oscar al miglior documentario, lo stesso premio per cui era in gara quest’anno Fuocoammare, titolo purtroppo sfumato. Un film come questo secondo capitolo de La marcia dei pinguini ha sulle spalle un compito importante: deve offrire una vicenda narrativa, essendo un film, ma senza poter contare su set e riprese studiate in studio, perché il tutto si svolge tra le temibili temperature del Polo Sud.

A proposito di docufiction o semi-documentari, sei poi andato a vedere Caro Lucio ti Scrivo?

Un documentario che, narrativamente parlando, ripercorre quasi pedissequamente le orme del predecessore. E’ qualcosa di inaspettato? Non direi. Tutto sommato, parliamo di una vicenda, una narrazione, pesantemente ancorata a riprese e soggetti tipici del documentario, quindi senza scadere nella commedia stile Babe, è difficile rendere un documentario “meno documentaristico”.

Certo è presente un’evoluzione coerente dal primo film. Se nel primo capitolo lasciavamo mamma e papà pinguino con il piccolo appena nato, nel sequel ripartiamo dalla schiusa, scoprendo come papà pinguino alleva e insegna al piccolo a badare a se stesso e al branco. Mettiamola così: se hai già visto il primo film, e vorresti rivederlo prima di assistere alla proiezione de La marcia dei pinguini – Il richiamo, potresti farlo la sera prima, o qualche giorno prima, onde evitare un eccessivo appesantimento che non ti farebbe godere ne il primo capitolo, e nemmeno il secondo, ma conservando il ricordo delle vicende narrate.

Se invece non hai mai visto il primo film, non preoccuparti, non c’è necessità di riprenderlo. Il bello di un sequel di un film documentaristico come La marcia dei pinguini è che non è necessario aver visto il primo film per apprezzare il secondo. Anzi, un genere cinematografico che gode pesantemente dell’innovazione tecnologica, potrebbe risultare ancor più appetibile per un neofita che non la pellicola originale, poiché in 12 anni di evoluzione hi-tech, sono tanti i cambiamenti di cui Luc Jacquet ha potuto approfittare. Riprese con droni, nuove tecniche di ripresa e nuove telecamere hanno dato la possibilità a regista e produttori di sbizzarrirsi e sperimetare, con la tecnologia, ciò che suggeriva loro la fantasia. La novità è che viene esplorato non solamente il mondo di superfice, ma anche il mondo sottomarino, e questo si che è un elemento nuovo e non presente nel primo film!

L’incasso, comunque, non va male. Il film ha raccolto quasi 70 milioni di dollari, anche se sono ancora pochi confrontati con l’incasso della prima pellicola che, oltre all’Oscar, realizzò un incasso di quasi 130 milioni di dollari.

A chi è destinato il film è presto detto. Ti piacciono i documentari? E’ il tuo film. Sei una madre o un padre che ha voglia di andare al cinema con la prole a vedere un film che, per una volta, non sia un cartone animato? E’ il tuo film. Ami la parte tecnica e l’innovazione, ed infatti tutte le volte che vai al cinema, o giochi ad un videogame, ti fai prendere dalla fotografia e dalla bellezza delle immagini? E’ il tuo film.

Comunque sia, La marcia dei pinguini – il richiamo è un bel film per chiunque sia interessato ed amante del cinema, sia esso generalista o di nicchia, e per tutti noi. Per una volta, lasciamoci trasportare dalle immagini. Non c’è una trama complicata e che stimola il ragionamento? Pazienza. In compenso, la pienezza e la forza della natura riescono a catturare gli spettatori lasciando la meraviglia negli occhi.

alessandrodandrea