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Giornata mondiale del rifugiato

Oggi si torna a parlare di un tema che ci coinvolge in maniera più seria e coscienziosa rispetto alle ultime due puntate, e la chiave di volta, l’ordine che detta il filo rosso odierno è una ricorrenza: La giornata mondiale del rifugiato, sancita da UNHCR. Celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, è stata istituita per celebrare i 50 anni dell’approvazione nel 1951 della Convenzione sui profughi da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e da quell’anno si è sempre celebrata. Così anche oggi, e questa mattina Ban Ki-Moon, segretario generale dell’ONU, ha dichiarato che le stime per quanto riguarda i rifugiati a livello mondiale si siano attestate sui 65 milioni di persone. Per dare modo di fare un raffronto, in Italia siamo 60 milioni di abitanti. Nel mio piccolo, posso parlare cinematograficamente di questo enorme e complessissimo fenomeno, e lo faccio con 2 film: Il primo è del 2011, è diretto da Emanuele Crialese, e si intitola Terraferma; il secondo invece è Fuocoammare, l’anno è il 2016 e la regia è affidata a Gianfranco Rosi. Chi segue il cinema italiano lo sa già: per Fuocoammare doppi onori, infatti è il film italiano candidato agli Oscar 2017, e in un altro articolo vediamo il perché si tratta di un’ottima scelta.

Terraferma – Giornata mondiale del rifugiato

TerrafermaMar Mediterraneo. Ernesto e Filippo, due pescatori di Linosa, stanno pescando, quando i resti di una barca distrutta arrivano tra le eliche del loro peschereccio, che devono quindi essere riparate a terra. A terra tuttavia Ernesto e Filippo non hanno una celebrazione molto felice cui partecipare: sul molo infatti si sta celebrando l’anniversario della morte di Pietro, il figlio maggiore di Ernesto, scomparso nel mare tre anni prima. La tragedia non ha comunque impedito a Ernesto di proseguire nella sua attività, lui uomo all’antica e stakanovista. Qualche giorno dopo il problema dei pezzi di legno nelle eliche del motore, però, Ernesto e Filippo hanno un altro insolito incontro: una zattera zeppa di migranti africani. Chiamano la Guardia costiera che li avvisa di restare nelle vicinanze della zattera, ma di non prendere nessuno a bordo. Ernesto tuttavia, ben conscio di quali siano i pericoli del mare, raccoglie alcuni migranti che stanno nuotando verso la barca, e quando sbarcano la maggioranza delle persone salvate può dileguarsi nella cittadina grazie alla protezione della notte. Come detto in molti scappano, meno che una giovane donna e suo figlio, disperati e senza meta o obiettivo, che vengono portati a casa dell’anziano pescatore. Nella notte la donna partorisce, ed Ernesto non può fare altro se non offrire ospitalità alla neo-mamma, ma la sua ospitalità non è vista di buon occhio. Dalla donna? Oh, no. La giovane madre è estremamente riconoscente ad Ernesto; chi invece è mandato a esercitare un ruolo necessario ma, per certi versi, ripugnante, è una squadra di forze dell’ordine, sguinzagliata come segugi sulle tracce dei migranti e di chi li ha aiutati ad arrivare a terra.

Il film è una co-produzione italo-francese prodotta da Cattleya con la collaborazione di Rai Cinema e il supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Sicilia Film Commission. La critica è stata unanime nel riconoscere la buona realizzazione e, soprattutto, l’importante messaggio passato da questa pellicola. È stato presentato in concorso alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha ricevuto il Premio speciale della giuria. Il 28 settembre 2011 la Commissione di Selezione istituita presso l’Anica su incarico dell’Academy Award ha annunciato che il film è stato scelto come rappresentante italiano per concorrere nella categoria “Miglior film straniero” agli Oscar 2012.

La Sicilia è rappresentata non solamente con la cronaca degli sbarchi, ma anche letterariamente. Chi conosce Verga e la sua opera I Malavoglia non può non osservare certe evidenti somiglianze: Il capo famiglia anziano, il figlio primogenito morto in mare, il secondogenito che pensa a modernizzare l’economia familiare volgendo lo sguardo verso il futuro, e la nuora che desidera una vita migliore per il giovane figlio sprovveduto, che vorrebbe invece svolgere lo stesso lavoro di pescatore del nonno. Certo cambiano gli espedienti per sviluppare la storia, nel romanzo di Verga un debito non restituito ad un usuraio per tempo, mentre in questa pellicola si parla dell’intervento delle forze dell’ordine, ma il risultato non cambia. Sicilia rappresentata anche dagli attori, con Giuseppe Fiorello e Donatella Finocchiaro in testa, ma anche Mimmo Cuticchio, che interpreta Ernesto. Non siciliano ma da ricordare anche la partecipazione di Claudio Santamaria. Come tanti docu-film, anche Terraferma è caduto presto, e purtroppo, nel dimenticatoio, mentre meriterebbe davvero maggior spazio nel palinsesto delle televisioni. Senz’altro una pellicola da tenere in considerazione e da guardare almeno una volta nella vita.

Fuocoammare – Giornata mondiale del rifugiato

Fuocoammare - Giornata mondiale del rifugiatoFuocoammare racconta la storia di Lampedusa attraverso gli occhi di un: Samuele. Un ragazzino come tanti, con la voglia di giocare e divertirsi, di scoprire il mondo, i sentimenti e la vita intorno a lui, con le paure e il bisogno di capire e conoscere tipici di ogni preadolescente. Con lui e con la sua famiglia entriamo nella quotidianità dell’isola, nella vita lenta e scandita dai ritmi delle imbarcazioni che partono e arrivano. Sembrerebbe non voler trattare nemmeno di migranti la pellicola, perché il dodicenne non li incontra mai. A farlo è invece il dottor Bartolo, unico medico di Lampedusa, che ogni anno si scontra con la più grande difficoltà umana e professionale: dover assistere chi arriva dal mare e vedersi scorrere davanti migliaia di vite che non vedranno la prossima alba. Perché è importante conoscere Fuocoammare? E perchè è importante vederlo in questa Giornata mondiale del rifugiato? Perché è un film completamente diverso dall’ottica cui siamo abituati quando parliamo di migranti. Non c’è la pretesa di un giudizio, e questo è una vera novità.

Fuocoammare è una cronaca di quotidianità, un film che non cerca l’inquadratura milionaria, ma che racconta una storia. Sembra di osservare un quadro realista dell’800. Non c’è giudizio sulla vita delle persone, semplicemente il racconto dei fatti. E’ lo stampo dei grandi documentari, quello che si riconosce anche in Robinù, film di MIchele Santoro sulla Paranza dei bambini, di cui parlo qui.

Come si crea un film come Fuocoammare? Con costanza e pazienza, vivendo davvero l’isola, ed è quello che Gianfranco Rosi ha fatto, trasferendosi per un anno in questo scampolo d’Italia in mezzo al Mediterraneo e vivendo ogni giorno la vita dell’isola, a prescindere dai Tg e dai barconi del mare, per rendere al meglio perché è importante ricordare la Giornata mondiale del rifugiato.

Alessandro D’Andrea

alessandrodandrea

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