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Cell – Gli zombies di Stephen King

Stephen King torna al cinema. Chiaro, non proprio lui lui, ma lo fa con uno dei suoi romanzi più conosciuti: Cell. Il film omonimo è uscito nelle sale italiane il 13 luglio, la regia è affidata a Tod Williams, e a curare la sceneggiatura incontriamo Adam Alleca e lo stesso Stephen King.

Cell

Squilla il cellulare.

“Rispondi, rispondi, non preoccuparti.”

“Pronto?”

Infetto.

Lo smartphone lo usiamo tutti i giorni, ma cosa accadrebbe se, un giorno, fosse proprio il nostro fido amico elettronico a pugnalarci alle spalle, trasmettendo un messaggio che zombifica e priva della volontà le persone appena queste rispondono? Tutti abbiamo un telefono, ergo tutti siamo a rischio. L’epidemia più grande che il mondo abbia mai conosciuto si sta diffondendo a macchia d’olio. Come ogni epidemia che si rispetti, però, ha una minuscola sacca di resistenza. Individui normali, apparentemente come tutti noi, che non vengono contagiati. Si tratta di Clay Riddel, un disegnatore, interpretato da John Cusack, che riesce a scampare a questa epidemia, ma è costretto ad affrontarla per raggiungere suo figlio, insieme al conducente della metro Tom McCourt, interpretato invece da Samuel Leroy Jackson, e alla giovane Alice, impersonata da Isabelle Furhman.

Cell 2

Facciamo il punto della situazione, prima di parlare della pellicola, cominciando proprio da Isabelle Furhman, già vista in TV nella serie Ghost Whisperer e al cinema ne Hunger Games. Non male come inizio per la giovane attrice classe 1997. Seguiamo poi con John Cusack e Samuel L. Jackson, i cui rispettivi film non citeremo per non finire il tempo della puntata a disposizione, e per concludere parliamo di Tod Williams, già alla regia per Paranormal activity 2. Perché questa sfilarata di nomi e opere? Per dire che le carte in regola ci sono tutte. Perché dire che le carte sono tutte in regola? Per chiarire che il problema del film non può stare negli attori. Cell avrebbe potuto essere un gran bel film, ma è uscito nel momento sbagliato, in primo luogo. Sono ormai anni che il canovaccio “fuggiamo prima che gli zombies ci prendano” viene preso, elaborato e risputato nelle maniere più disparate, e trovare qualcosa che non dia la sensazione del “già visto” è veramente complesso, anche perché si va a calcare gli stessi passi di film e serie TV che, sempre parlando di zombies, hanno avuto un enorme successo: leggasi World War Z e, in TV, The walking dead. Appurato questo, problema sicuramente imputabile alla produzione, si entra nel merito artistico e creativo dell’opera, e qui la bacchettata va data alla regia e al reparto sceneggiatura: eh si, allo stesso Stephen King.

Cell 3

Se da un lato la colpa può essere del regista, incapace di dare al film ritmo e mordente, altrettanto si può dire di Adam Alleca e dello stesso Stephen King. King, lo sappiamo, è un personaggio ingombrante e, com’è giusto che sia, profondamente legato ai suoi libri perché sue creature. Una sceneggiatura da cinema però non è un romanzo, soprattutto nei tempi. Condensare in un paio d’ore un romanzo di Stephen King è sicuramente un lavoro complicato, e lasciar fare all’autore è stata una mossa sbagliata. Il film non ha profondità. Racconta i fatti ma non racconta nulla delle persone, e meno che mai promuove un messaggio o una riflessione, per quanto gli spunti fossero ricchi e, se vogliamo, già scritti, perché presenti all’interno del romanzo di King. Forse avrebbe dovuto essere affidata a Stephen King stesso la regia? Non sarebbe stata la soluzione. L’autore ha già diretto un film, intitolato Brivido, con una sceneggiatura scritta dall’autore stesso, ma i risultati sono stati analoghi. Esistono film con il soggetto ispirato ad un romanzo di King che hanno dato buoni risultati? Certamente, e ad esempio citiamo Il miglio verde e Shining, vero capolavoro che, però, King ha sempre definito mediocre. Forse chi fa romanzi dovrebbe fare romanzi, e chi fa sceneggiature continuare a fare ciò che gli riesce bene.

Se volete passare una serata al cinema vedendo questo film, il consiglio che vi posso dare è uno solo.

Cambiate idea.

Alessandro D’Andrea

Ascolta il podcast:

alessandrodandrea

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