Caro Lucio ti scrivo – Recensione del film di Riccardo Marchesini

Caro Lucio ti scrivo Cover

Caro Lucio ti scrivo è un film di Riccardo Marchesini che ci fa rivivere la magia di Lucio Dalla. Già dalla definizione, però, rivela una natura articolata e complessa. Non è un film di finzione, ma nemmeno un vero e proprio documentario. Un documentario, ad esempio, potrebbe essere Robinù, il film di Santoro sulla Camorra, ma non si tratta di questo. Ci si avvicina definendolo docufilm, ma meglio ancora film epistolare. Non può essere un semplice film perché i fatti narrati non hanno carattere di finzione, tutt’altro, raccontano una storia verissima, di cui il tessuto urbano e la vita dei cittadini bolognesi sono profondamente impregnati. Ok, facile, si tratta quindi di un documentario! No, perché il centro del racconto non è Lucio Dalla. O meglio, non la persona di Lucio Dalla, quanto l’influenza che il cantautore ha avuto sulle persone a lui vicine. Non necessariamente conoscenti. Ecco perché docufiction, perché si inventano fatti, ricerche e personaggi, ma basati sulla realtà quotidiana. Tutti abbiamo pensato ai nostri Anna e Marco, e così come Dalla ricamava vicende fittizie su volti e luoghi reali, anche Riccardo Marchesini e Cristiano Governa, rispettivamente regista della pellicola e scrittore delle lettere alla base del film, hanno ricamato 8 racconti su altrettante canzoni di Lucio Dalla.

Voglia di un documentario vero e proprio? Ne avevamo uno candidato all’Oscar: Fuocoammare!

Questo perché, come sottolineato anche da Andrea Romeo, portavoce per il Biografilm Festival alla conferenza stampa sulla pellicola tenutasi mercoledì 22 febbraio, Lucio Dalla è più che una persona, è quasi un luogo, un momento di incontro ed un (sottobosco) culturale di realtà diversissime tra loro. La poetica ed il (blues) di Dalla hanno avuto la capacità di fare da collante tra persone di stii, epoche ed influenze diverse, e questa capacità continua ancor oggi, attirando in sala persone distantissime tra loro. Caro Lucio ti scrivo quindi ha un compito importante: incarnare e far rivivere sullo schermo il grande spirito unificatore di Lucio Dalla.

Stai pensando di andare a vederlo? Ottima idea, però attento: il film sarà in sala solamente dall’1 all’8 marzo. Mettiamola così, l’esclusività vende, ed i distributori di Caro Lucio ti scrivo lo sanno bene. Alcune sale, poi, hanno pensato a promozioni particolarmente simpatiche. Il cinema Nosadella di Bologna, ad esempio, ha pensato di offrire un biglietto scontato a chiunque presenti alle casse del cinema, chiaramente in busta chiusa, una lettera indirizzata a Lucio Dalla.

Caro Lucio ti scrivo recensione film Riccardo Marchesini

Passando al film, lo stesso regista Riccardo Marchesini ci informa che la pellicola nasce dallo spettacolo teatrale omonimo, scritto dallo scrittore Cristiano Governa. A farci da guida nella Bologna dei portici e delle canzoni è un Virgilio umile e nostrano, che risponde al nome di Egle, una postina, sempre in sella alla sua biga (in italiano bicicletta) interpretata dalla simpatica e buffa Federica Fabiani, che sprizza bolognesità da tutti i pori, rendendo il proprio personaggio un perfetto condensato di simpatia, originalità e tradizione. Ad ogni scena, ci si aspetta un “sorbole”, o un “ba da bon?”, e considerando il personaggio, questo taglio è senz’altro azzccatissimo. E’ importante il ruolo della postina perché custode di un’intimità sparita nel corso del tempo. Se tutto è pubblico sui social, l’intimità di una lettera è un bene prezioso, da riscoprire. E’ forse questo che spinge Facebook, Instagram e Snapchat a puntare sui contenuti a scadenza? Senz’altro è ciò che ha spinto lo sceneggaitore Governa a esprimersi proprio con la lettera, infatti sia il film che lo spettacolo teatrale nascono come romanzo epistolare, ed ancora meglio come romanzo a puntate; Cristiano Governa, infatti, ha inizialmente scritto e pubblicato per una rivista alcune finte lettere scritte a Lucio Dalla, e da quest’opera è poi nata la voglia di realizzare uno spettacolo teatrale. Se dobbiamo però a qualcuno l’idea del film, quesa è senz’altro di Riccardo Marchesini, che durante la conferenza stampa ha dichiarato:

La mia formazione cinematografica è sempre con me. Amo il cinema perché il teatro sembra un enorme piano sequenza, e quindi per me è inevitabile pensare ai film per cambiare inquadratura

Chiaro no come sia nato il film?

Oltre ad Egle incontriamo altri personaggi, ognuno con una storia da raccontare, ed ognuno impersona un brano di Lucio Dalla. Troviamo appunto Anna e Marco, ma anche Meri Luis e gli altri 4 protagonisti dell’omonima canzone; e ancora una famiglia rapita dal fischiettio de Com’è profondo il mare. 8 canzoni che non riassumono, ma fungono da esempi della produzione musicale di Lucio Dalla. Le storie che vengono raccontate sono come le vicende narrate nei brani di Dalla, si parte da un fondo di verità comune, per poi sviluppare una storia completamente inventata, e questo è appunto ciò che fanno anche i due sceneggiatori, che sviluppano il futuro delle canzoni del cantautore.

Caro Lucio ti scrivo Comacchio

Tecnicamente parlando, la fotografia è sublime, senza dubbio. In alcuni frangenti, sembra di assistere ad una proiezione di Sorrentino. La fotografia ha lo stesso potere evocativo, e solo le voci fuori campo tradiscono il racconto. In particolare, le sequenze filmate tra i canali e la laguna comacchiese rendono al meglio quest’aspetto, merito anche della vicenda di Maria, una storia che non necessita di parole, nel vero senso del termine. Dalle riprese poi traspare anche un affetto particolare per questi paesucoli di pianura sperduti nel nulla, e questo perché, come ha rivelato il regista Marchesini durante la conferenza stampa della prima, Molinella, suo paese di origine, è simile a Comacchio e a tanti altri paesi sperduti nella bassa ferrarese e bolognese. Una sensazione inversa, invece, si ha per Berlino e Milano, città troppo diverse dall’ambientazione provinciale e “da paesone” che ispira la Bologna di Dalla, ed infatti è proprio la corsa e la critica alla vita 2.0, per dirla come se si trattasse di web, che traspare dal film. La fotografia, comunque ineccepibile, accompagna questa narrazione urbana diventando veloce e scattante, sfuggente e non concentrata sugli sguardi dei protagonisti delle vicende come invece accade durante le lettere ambientate a Comacchio e Bologna.

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Qui si scopre quindi il taglio critico ed analitico insito dietro la pellicola. Un film che invita a far riflettere come, nell’epoca dell’aggiornamento di pubblico dominio, si sia persa quella vicinanza tra persone che c’è magari in paese o nei quartieri delle città piccole come il capoluogo emiliano, elemento invece assente nelle grandi metropoli. L’unica nota dolente è osservare l’evoluzione tecnologica solamente sotto questo aspetto, ma non si tratta di un’analisi fuori di contesto. Pur continuando a parlare con testi attuali, Dalla è un cantautore che ha fatto la sua epoca, e così i suoi grandi fans, sicuramente persone meno avvezze all’uso dello smartphone e delle nuove tecnologie. Esistono, come detto prima, i social con contenuti a tempo, o ancora le social street come quella di via Fondazza, restando nella città felsinea, ma è naturale si tratti di elementi non inseribili nella pellicola, e che andrebbero analizzati a parte.

La raccomandazione,naturalmente, è di non perderlo; ed andare al cinema tra l’1 e l’8 marzo a vedere Caro Lucio ti scrivo. Attendo le tue considerazioni nei commenti!

alessandrodandrea