Alice attraverso lo specchio

E’ tempo di sequel a Puerto Escondido, e quello di cui parliamo oggi si può definire davvero in milioni di modi differenti. C’è chi lo direbbe onirico, chi psichedelico, e chi stupefacente, con riferimento non tanto allo stupore, quanto alle sostanze così dette. Se pensi che passare attraverso uno specchio per entrare in un mondo nuovo sia stata un’idea originale dei fratelli Wachowski ti sbagli, perché nel lontano 1871 già Lewis Carroll ebbe questa intuizione, facendoci passare Alice e scrivendo il sequel del suo acclamato e intricato romanzo Alice nel paese delle meraviglie. Oggi, sotto la lente di Puerto Escondido, finisce Alice attraverso lo specchio.

Alice

Alice ha ormai trascorso 3 anni viaggiando per mare, seguendo le orme del padre. Tornata a Londra dopo le sue avventure, però, la aspetta una doccia gelata: Il suo ex-fidanzato, Hamish Ascot, ha sposato la vedova del defunto padre di Alice e vuole costringere la ragazza a vendergli la nave, appartenuta al defunto genitore, in cambio della propria casa, ipotecata dalla madre per i debiti. Rivendica le sue ragioni, Alice, ma sembra inutile. Lo scontro tra B-Rabbit e sua madre del film 8-Mile, in confronto, è cosa da nulla. La fortuna tuttavia le sorride, e Alice intravede una farfalla. Sa che quella farfalla è la chiave per sfuggire alla realtà che la opprime. Perché? Perché lo sanno tutti, sono i bruchi a trasformarsi in farfalle, e nemmeno il Brucaliffo può nulla contro la trasformazione imposta da Madre Natura. Alice attraversa uno specchio, e entra nuovamente nel Sottomondo. Qui viene accolta dalla Regina bianca, dal Bianconiglio, dai due buffissimi gemelli Pincopanco e Pancopinco e dallo sfuggente Stregatto, che la informano di uno strano avvenimento: Il Cappellaio matto, infatti, pare più matto del solito!

“Beh, per forza è matto, è il Cappellaio Matto!”

Giusto, ma c’è qualcosa di più. Che il Cappellaio matto sia matto non esiste dubbio, quello che deve far riflettere è il perché. Al bizzarro artigiano manca la sua famiglia, uccisa dal Ciciarampa, e per arginare malinconia e solitudine si convince sia ancora viva e vegeta. Alice non può rimanere impassibile, del resto, senza il Cappellaio non sarebbe sopravvissuta 5 minuti nel Sottomondo, ed escogita un piano. Si sa, il Sottomondo è un luogo in cui la Fisica ha un’importanza, e un’applicabilità, relativa, e nemmeno i capisaldi del nostro mondo, Tempo e Spazio, possono davvero dire di essere intangibili e immodificabili là sotto. Se il Cappellaio non può vivere senza la sua famiglia, l’unica possibilità che balena nella mente di Alice è riportarla in vita! Certo, il fatto che Spazio e Tempo siano arrivabili, non significa che ti diano necessariamente udienza, ma Alice non demorde, e nella casa del Tempo intercetta la Cronosfera, un oggetto che, guardacaso, può viaggiare nel tempo.

Il cappellaio matto

Due anni dopo il successo di Alice in Wonderland, viene annunciata la nascita del sequel, ma l’annuncio del cambio alla regia arriva solo nel 2013, quando viene ufficializzata la scelta di James Bobin, regista della serie dei Muppet; e il passaggio di Tim Burton dalla regia alla produzione. 3 mesi di riprese, da agosto a ottobre 2014, e poi via per la distribuzione. La sceneggiatura è ancora affidata a Linda Woolverton, esperta e eccentrica sceneggiatrice de La Bella e la Bestia, Il Re Leone, lo stesso Alice in Wonderland e Maleficent. Tanti nomi importanti del mondo dell’animazione radunati in un solo film, eppure qualcosa non convince. C’è una stonatura nei personaggi, e il Cappellaio matto è iconico di questo cambiamento. Johnny Depp perde in brillantezza, e questo è forse dovuto ad un personaggio più “triste”, se confrontato a Jack Sparrow o al Cappellaio matto di Alice in Wonderland. Se il lato tecnico e degli effetti speciali regala davvero belle sensazioni, con colori e trovate visive davvero notevoli, quello della storia ha qualche buco, e sembra manchi la verve che Tim Burton ha saputo instillare nel capitolo precedente. Questo significa che ci troviamo di fronte ad un brutto film?

Lo Stregatto

No, affatto, ma è necessario sottolineare che la maturità dei personaggi sembra in aperto contrasto con l’ambientazione e gli effetti speciali del film, che vorrebbero invece ancora un’Alice bambina e mai cresciuta. Forse il problema nasce dall’osservare il Sottomondo, per la prima volta, con lo sguardo del “già visto”. Manca la sorpresa del primo approdo e lo stupore del primo viaggio, e sembra ci sia già la consapevolezza di ciò in cui ci si imbatterà; visione strana se paragonata sia al primo film, sia alla versione animata di Disney. Per dirlo in chiave filosofica, James Bobin vorrebbe far immergere Alice una seconda volta nello stesso fiume, ma Erodoto sa quanto sia difficile.

Alessandro D’Andrea

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